Torna alla prima pagina
Interviste

Da “metadone di Stato” a “mancétta elettorale”. Il centrodestra unito contro Reddito di cittadinanza

Da Renzi, alla Meloni fino alla Lega. Il centrodestra ha un nemico comune: gli evasori? No, i poveri

Niccolò Morelli
Politica Interna · 14 settembre 2021 · 4 min di lettura

Vedere ogni giorno deputati e senatori con stipendi da oltre 10 mila euro mensili accanirsi con i 3,6 milioni di percettori del Reddito di cittadinanza per levargli pure quei 580 euro medi al mese, in un Paese normale, sarebbe mal visto. In Italia, invece, crea “dibattito”. E allora guardiamolo da vicino questo dibattito.

“Il Rdc non crea lavoro” dicono in coro Meloni, Renzi e Salvini. Partendo dal presupposto tanto ovvio quanto scontato che se ci fosse lavoro non ci sarebbe bisogno del Reddito di cittadinanza guardiamo da vicino cosa c’è di vero in questa affermazione. Dei 3,6 milioni di percettori del Rdc, 1 milione e 100 sono in età da lavoro. Gli altri 2 milioni e mezzo sono categorie che non possono essere impiegate nel mercato del lavoro: disabili, anziani, minorenni, inabili. Ad ottobre dell’anno scorso, in piena pandemia, di quel milione e 100, in 350 mila avevano trovato lavoro con un contratto (perlopiù precario); quindi un terzo del totale. Troppo pochi? Forse. Ma è indubbio che la “fase 2” del Reddito di cittadinanza non è mai effettivamente partita a causa della pandemia e di certe regioni che hanno sabotato i soldi messi a disposizione per assumere navigator e rifare i centri per l’impiego. Inoltre, da che mondo è mondo, sono gli investimenti pubblici e privati che creano posti di lavoro, non le misure di Welfare che, al massimo, possono mettere insieme domanda e offerta.

“Il Rdc è un disincentivo a cercare lavoro”. La solita pantomima che ormai, da tre anni, si ripete ogni estate è rappresentata dalle interviste strappalacrime ad albergatori, ristoratori e imprenditori che si lamentano che per colpa del reddito di cittadinanza non trovano personale per fare la stagione estiva perché i percettori del Rdc preferiscono il sussidio ad un vero stipendio. A parte che è una balla colossale. Nessuno rinuncerebbe ad uno stipendio vero, con tutele vere, ferie, malattie ecc per un sussidio da 580 euro mensili. La Sammontana Spa, nota azienda nel settore dei gelati confezionati, ad inizio giugno 2021 ha aperto 350 posizioni per la stagione estiva. Le domande pervenute? Oltre 2.500. Il perché di questo successo è semplicissimo. Se la retribuzione è giusta, i lavoratori ci sono. Se invece, come troppo spesso è accaduto e accade, qualche imprenditore intende pagare gli stagionali una miseria ricorrendo a trucchetti da mercante è plausibile che i percettori del Reddito non accettino più di essere trattati da schiavi. Ma il fatto di aver sottratto oltre un milione di persone al ricatto del lavoro stagionale sotto pagato, è un merito del Reddito di cittadinanza, non certo una colpa.

“Il Reddito di cittadinanza lo prendono finti poveri e furbetti”. Questa affermazione in parte è vera, ma fuorviante. Nel senso che in mezzo a 3,6 milioni di persone è plausibile che si nasconda qualche parassita e qualche ladro. Ed infatti vengono scoperti e denunciati. Ma questo vale per tutte le misure di welfare. C’è chi prende la disoccupazione ma contemporaneamente lavora al nero; c’è chi prende la Cassa integrazione ma rifiuta offerte di lavoro così da poter lavorare al nero e contemporaneamente percepire i soldi dallo Stato; c’è chi accede alla pensione di invalidità fingendosi invalido o chi percepisce gli 80 euro in busta paga pur non avendone diritto. Cosa facciamo? Aboliamo tutto il welfare per colpa dei ladri e dei furbi? O potenziamo la rete di denuncia e ricerca di chi vuole rubare?. La risposta è ovvia. Altrimenti sarebbe come eliminare l’autobus perché ci sono quelli che salgono senza biglietto.

“Il Rdc non aiuta ad uscire dalla povertà, è metadone di Stato”. A parte il fatto che paragonare i poveri e gli indigenti ai tossicodipendenti è disgustoso. Se il Rdc fosse il metadone significa che il lavoro è l’eroina. Volgarissimo. In più occorre ricordare che nel 2016 la percentuale di poveri in Italia era salita al 7% anche a seguito di misure controproducenti come il Jobs Act. La soglia di povertà è iniziata a calare con l’introduzione di Reddito di Inclusione, introdotto da Gentiloni a fine legislatura nel 2017, ed è calata di 450.000 poveri quando è stato introdotto il Rdc. Questi sono i numeri dell’Inps. Che se sommati agli elogi alla misura fatti dal recente report sulla povertà della Caritas rendono l’idea della bontà del Rdc.

Non sorprendono certo le sparate di chi è sempre stato apertamente contro il Rdc, da Renzi alla Meloni. D’altronde con la difesa dei poveri e delle categorie più deboli non ci si paga certo le campagne elettorali, con le donazioni e i sostegni dei grandi imprenditori (meglio se arabi) invece sì. A sorprendere sono in primis l’inversione di marcia della Lega, che pur il Reddito di cittadinanza lo aveva votato. Salvini, ormai sorpassato dalla Meloni in tutti i sondaggi, avrebbe potuto rivendicare il ruolo della Lega nell’approvazione del Rdc e sperare che qualcuno dei poveri usciti dalla miseria più nera si ricordi di lui alle urne. Invece si impegna al massimo per regalarli tutti a Conte.

Sull’altro versante invece, l’inversione di marcia che fa meno rumore ma che dovrebbe far riflettere quasi quanto quella della Lega è quella del Pd. Da acerrimo nemico nel 2018, tanto da non votarla in fase di approvazione, a sostenitore passivo nel 2021 anche se con timide uscite volte a “migliorarlo”. Ennesima conferma che in Italia la bontà di una legge o di una riforma, per la grande maggioranza dei nostri politici, non è rappresentata dalla validità della misura in sé ma da chi la propone. Non a caso il Pd nel 2018 votò contrario anche all’approvazione della legge “Codice Rosso” voluta da M5s e Lega che raddoppiava i tempi per le querele e dava più tutele alle donne vittime di violenza.

Quando si arriverà a capire che sostenere il Reddito di cittadinanza non significa essere grillini, ma semplicemente essere un Paese civile, forse sarà già troppo tardi.

Unisciti alla nostra newsletter

Ricevi in anteprima aggiornamenti ed analisi esclusive dallo staff di PoliticaLab.

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Il ruolo dell'Europa in Afghanistan

La crisi sociale ed umanitaria in Afghanistan ha riacceso il dibattito sulla difesa comune europea

Monitoraggio Parlamentare
5 settembre 2021 · 6 min di lettura

La dichiarazione di Draghi sull’obbligo vaccinale è irrealistica. In Europa lo escludono tutti

Un tempo si sarebbe parlato di “vulnus per la democrazia”, ma oggi tutto tace. Solo Turkmenistan e Indonesia hanno l’obbligo. In Europa nessuno ci pensa

Politica Interna
5 settembre 2021 · 2 min di lettura
PoliticaLab utilizza cookies 🍪. Per saperne di più, consulta la  Privacy Policy.
© 2021 PoliticaLab. Chi Siamo. Privacy Policy. Contatti: email ti.balacitilop@ofni, telefono 3438969570.
Collegamento a $https://instagram.com/politicalab_itCollegamento a $https://twitter.com/PoliticaLab_itCollegamento a $https://www.linkedin.com/company/politicalab/