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Interviste

Controriforma Cartabia. L'Italia torna a essere "Prescrittopoli" ?

Dopo lo stop alla prescrizione voluta dal primo governo Conte, con un colpo di spugna il Cdm vara una controriforma che di fatto la reintroduce

Niccolò Morelli
Politica Interna · 13 luglio 2021 · 2 min di lettura

Quella che comunemente viene chiamata riforma della prescrizione Bonafede, dal nome dell’ex Ministro grillino, di fatto non esiste già più. La riforma, creava un automatismo che espropriava gli avvocati e i magistrati del potere di allungare i processi per mandarli in fumo. Dal 1° gennaio 2020, grazie a questa legge, dopo la prima sentenza non si tornava più indietro: i colpevoli sarebbero stati condannati e gli innocenti assolti a prescindere dalla durata dei giudizi d’appello e di Cassazione. Un principio sacrosanto, che se fosse stato applicato anni fa avrebbe risparmiato ai famigliari delle vittime della strage di Viareggio o del caso Eternitte la beffa di non vedere condannati i responsabili di quelle tragedie. Un principio chiesto a più riprese anche dall’Associazione nazionale magistrati e contestato solo da toghe colluse, delinquenti e dai loro avvocati che hanno tutto l’interesse a perpetrare i processi all’infinito.

La controriforma Cartabia, presentata mentre l’Italia è distratta dagli Europei, rischia di trasformarsi in un Salvaladri senza precedenti. Nemmeno la Riforma Biondi del 94 voluta da Berlusconi e ritirata poco dopo a furor di popolo si spingeva a tanto. La riforma Biondi infatti risparmiava ai delinquenti in guanti bianchi “solo” la custodia cautelare. La controriforma Cartabia risparmia loro addirittura la condanna. Con una furbata che finge di mantenere la Bonafede sulla carta, ma nella sostanza la spazza via: la prescrizione resta bloccata dopo il primo grado, ma solo se il processo non dura in appello più di 2 anni e in Cassazione più di 1 anno. Così l’automatismo salta e il potere di allungare i processi fino alla prescrizione torna nelle mani di avvocati e magistrati collusi: se sanno che l’impunità per il cliente o l’amico scatta dopo 24 mesi e 1 giorno in appello e dopo 12 mesi e 1 giorno in Cassazione, quanto faranno durare il processo? Quanto basta per farlo prescrivere.

Parliamo di una controriforma nata con tre teste, una più mostruosa dell’altra. 1) Il ritorno della prescrizione in Appello (se dura più di 2 anni) e in Cassazione (se dura più di 1) incentiva le impugnazioni e gli ostruzionismi strumentali, moltiplicando il numero e la durata dei processi. 2) il divieto di Appello dei pm, ma non per l’imputato, è stato dichiarato incostituzionale già due volte, da Ciampi e poi dalla Consulta, quando Berlusconi ci provò col ddl Pecorella. 3) La direttiva annuale del Parlamento alle Procure sui reati da perseguire e da ignorare è altrettanto illegittima, perché viola l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112); ma è anche indecente perché favorisce i colpevoli dei reati tipici dei parlamentari (e dei loro amici e finanziatori), che si affretteranno a escluderli.

Curioso che a proporre un coacervo di tanta incostituzionalità sia una Ministra che da ex Capo della Corte costituzionale ha giustamente bocciato riforme che in confronto alla sua sembrano acqua fresca. E curioso anche che il sì a questa controriforma sia arrivato anche dai ministri 5stelle che sulla prescrizione, di fatto, si erano giocati la pelle di due governi per poi venderla oggi al governo dei migliori in cambio di una pacca sulla spalla e una lasciata di pelo.

Giusto ricordare che il M5s ottenne dagli iscritti il via libera entrare nel governo Draghi anche con questo mandato: “La riforma della prescrizione ha come soddisfacente punto d’incontro politico l’accordo precedentemente raggiunto con il Pd e LeU, oltre il quale il Movimento non è disposto ad andare”. Per andare oltre, dovrebbe riconsultare gli iscritti. E a questo giro nemmeno loro si faranno fregare una seconda volta.

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