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Interviste

La fame è ai margini del primo mondo

Il secondo obiettivo dell'Agenda 2030

Salvatore Russomanno Cipolletta
Politica Interna · 21 aprile 2021 · 2 min di lettura

I diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 rinascono dalle ceneri degli Obiettivi dello sviluppo del millennio, sottoscritti nel settembre del 2000. Le Nazioni Unite cooperarono per predisporre un piano strategico condiviso per il raggiungimento di otto obiettivi che avevano come orizzonte temporale il 2015. I progressi verso il conseguimento dei traguardi sono stati tutt’altro che uniformi e ciò ha imposto una palingenesi del progetto. La prima iniziativa si rivolgeva in modo diversificato ai paesi sviluppati e in via di sviluppo, mentre gli obiettivi attuali hanno carattere universale e sono fondati sull’integrazione tra le dimensioni ambientale, sociale ed economica, quale presupposto per eradicare la povertà nella sua complessità multidimensionale.

Il secondo obiettivo dell’Agenda 2030 ambisce a porre fine alla fame, a raggiungere la sicurezza alimentare, a migliorare l’alimentazione e a promuovere l’agricoltura sostenibile. Conseguire questi propositi nei prossimi nove anni non sarà facile, neppure in Italia. Le conseguenze della pandemia da Covid-19 hanno lasciato un’impronta nella società in netta controtendenza alle aspettative. In meno di un anno, ad esempio, la Comunità di Sant’Egidio ha aumentato i centri di distribuzione alimentare da tre a ventotto nella sola città di Roma: l’impegno della collettività si è reso sempre più determinante e l’osservazione del contesto italiano più stringente. Nel 2013 la percentuale di famiglie italiane che presentava segnali di insicurezza alimentare era al 4,6%, per ridursi progressivamente fino all’ 1,5% del 2018. Il rischio concreto è che questa pandemia possa vanificare i progressi raggiunti nell’ultimo decennio.

In questo scenario si collocano le iniziative di solidarietà e di sensibilizzazione volte allo sviluppo di una maggiore consapevolezza da parte di tutta la società civile riguardo alle soluzioni chiave che il settore alimentare e agricolo possono fornire. Il 28 marzo 2021 si è concluso a Roma lo Street art for RIGHTS, festival dedicato alle periferie e ai diritti umani attraverso la street art. Il progetto si propone di riflettere e di dare visibilità ai diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 promuovendo nel prossimo triennio la realizzazione di opere murarie realizzate da giovani street artist sui muri dei quartieri periferici della capitale. Ogni anno, inoltre, sarà promossa una campagna di crowdfunding associata a un obiettivo specifico al quale sarà destinato il ricavato. In occasione della prima edizione, Street Art for RIGHTS collaborerà con la Comunità di Sant’Egidio dedicando la campagna all’aiuto dei più deboli, dei senzatetto e delle persone che in questo periodo hanno sofferto il ridimensionamento delle possibilità d’intervento delle associazioni.

«Abbiamo osservato un aumento esponenziale delle situazioni di necessità in tutti i quartieri, anche nuovi, in cui Sant’Egidio si è radicato. La povertà – spiega Alessandro Moscetta, coordinatore presso la Comunità di Sant’Egidio – investe chiunque in maniera trasversale: colf, badanti, giovani coppie di anziani, ex artigiani in pensione, parcheggiatori». Oggi chiedere aiuto è più semplice: la sensazione è che l’indigenza sia più diffusa, quindi meno stigmatizzata. «C’è una grave lacuna nel mondo delle amministrazioni per il sociale per non essere in grado di gestire un numero sempre maggiore di persone in difficoltà», aggiunge Alessandro. «I nuclei anti-emarginazione, peraltro sotto numero, hanno rappresentato raramente un valido supporto nel riconoscimento delle sacche di deprivazione. Quando è successo, hanno chiesto aiuto alle associazioni mancando l’intervento delle istituzioni ad ogni livello». Lungo le code ordinate all’esterno dei centri di distribuzione alimentare si susseguono i volti di centinaia di persone, molti dei quali in cerca d’umanità. «C’è bisogno di prossimità. Direi che siamo distanti, ma non distaccati: la nostra presenza vuol dire donare speranza, ingegnarsi, adoperarsi, far sentire le persone volute bene». Così si riscaldano i cuori ai margini del primo mondo.

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