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Interviste

Parlamentari e bonus partite IVA: il garante multa l’INPS

L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale viene sanzionato dal Garante della Privacy. Nel mirino la raccolta dei dati di chi ha chiesto i ristori destinati alle attività colpite dalla pandemia.

Gabriele Cortale
Politica Interna · 11 marzo 2021 · 4 min di lettura

Durante il primo lockdown, iniziato ormai più di un anno fa, la macchina burocratica italiana ha dovuto sostenere il peso di milioni di pratiche inerenti alle richieste dei vari bonus per le categorie colpite economicamente dalle restrizioni. Tra le domande da subito sono emersi tentativi di indebita percezione e distorsioni dello scopo della misura, come avvenuto in precedenza, ad esempio, con il reddito di cittadinanza. Il sostegno per i titolari di partita Iva è stato richiesto anche da migliaia di persone che ricoprono cariche elettive politiche a tutti i livelli, da quello locale a quello nazionale.

Lo scorso agosto si è diffusa in particolare la notizia di 5 parlamentari: 2 di loro non hanno poi effettivamente ricevuto il bonus, mentre 3 sono riusciti a beneficiarne. Nulla di illecito, se non dal punto di vista morale, dal momento che non era stata prevista nessuna incompatibilità con lo status di parlamentare: nella situazione di emergenza della scorsa primavera questa situazione ed altre simili, in merito ai requisiti necessari, non sono state adeguatamente normate. I controlli sono stati inoltre spesso svolti a posteriori, per accelerare il più possibile le erogazioni. I politici che hanno richiesto il bonus (poi elevato a mille euro dal “Cura Italia”) sono circa duemila, ma a fare le spese di quanto svelato da Repubblica sono consiglieri regionali e parlamentari. L’indignazione sociale dilaga, considerando l’entità dei compensi legati alla loro attività, con la pressione nei confronti dei partiti in merito alla loro identità.

La pubblicazione dei dati, con l’interesse pubblico sorto intorno alla questione, non è un ostacolo, ma le modalità di raccolta degli stessi diventano la questione centrale. Quanto evidenziato dal Garante porta il presidente dell’INPS Tridico a un’audizione in Commissione Lavoro, mentre anche tra le forze politiche si scatena la caccia all’uomo: si scoprirà che i 5 sono tre leghisti, un grillino e inizialmente si sospettava che tra loro ci potesse essere un esponente di Italia Viva. I nomi non sono stati diffusi dall’INPS, come sottolineato più volte, ma dopo le inchieste interne c’è chi esce allo scoperto: il leghista Dara dichiarerà che il bonus era stato richiesto dalla madre, mentre il suo partito decide di non ricandidare i consiglieri regionali percettori del bonus. Mentre i grillini a centinaia firmano dichiarazioni che autorizzano a diffondere i loro dati per far chiarezza sulla vicenda -o specificano di non possedere la partita Iva-, il coinvolto Rizzone viene sospeso (aderirà poi a Centro Democratico). La terza ed ultima identità “svelata” è quella della deputata della Lega Murelli, che aveva definito il bonus “un’elemosina”.

Ad agosto il Garante avvia l’istruttoria che porta ora a condannare l’operato della direzione Antifrode, anticorruzione e trasparenza dell’INPS per le seguenti motivazioni: mancata definizione dei criteri per trattare i dati di determinate categorie di richiedenti il bonus, uso di informazioni non necessarie rispetto alle finalità di controllo, ricorso a dati non corretti o incompleti, inadeguata valutazione dei rischi per la privacy. Queste irregolarità, oltre che ai parlamentari coinvolti, si riferiscono anche ai controlli effettuati nei confronti di amministratori regionali e locali. Incrociando i dati riguardanti gli incarichi politici di migliaia di persone con quelli dei richiedenti l’INPS avrebbe violato il regolamento europeo in materia di protezione dei dati sensibili, in particolare poiché non era stato chiaramente definito se a queste categorie spettasse o meno la misura di sostegno, considerando anche le molto differenti caratteristiche delle cariche e delle situazioni economiche tra i soggetti. La situazione dell’ente è aggravata dal fatto che si tratti di un provvedimento classificato come ammortizzatore sociale. La vicenda sembra giunta al suo epilogo con 300.000 Euro di multa all’INPS, che dovrà anche cancellare le informazioni superflue sui soggetti richiedenti indebitamente raccolte. Dati non necessari, eccedenti, poiché raccolti senza sapere se effettivamente fosse necessario approfondire il ruolo pubblico ricoperto o meno dai richiedenti, anche in riferimento a domande già rigettate e prima ancora che la misura prendesse forma. Gli stessi sono stati inoltre diffusi prima del delicato referendum dello scorso settembre sul taglio dei parlamentari senza valutarne l’impatto, come ha precisato il Garante.

La risposta dell’Istituto guidato da Tridico non tarda ad arrivare e richiama una circolare del ministero del lavoro che, mesi dopo, avrebbe chiarito parte della vicenda: “Prendiamo atto della decisione del Garante in merito al caso dei controlli effettuati dall’Istituto sui beneficiari di bonus Covid, in particolare tra coloro che ricoprono incarichi politici, per i quali il Ministero del Lavoro ha poi indicato che i percettori di indennità assimilabili al lavoro dipendente non ne avessero diritto. Nell’analisi e nei controlli effettuati, è stata osservata integrale riservatezza, non sono stati utilizzati dati sensibili o anche dati che non fossero visibili al pubblico. Cionondimeno, è stato deciso di perseguire l’Inps con una sanzione e ravvisare gli estremi di violazione dei criteri di privacy. Pur ritenendo eccessivo l’impianto di giudizio complessivo, sarà attivata prontamente la valutazione di impatto richiesta e la cancellazione dei dati non necessari”. Il Ministero del Lavoro precisa il non aver diritto al bonus di parlamentari e consiglieri regionali, ma “assolve”, in riferimento proprio alle differenze reddituali, i consiglieri comunali. Tra questi sono stati numerosi quelli che si sono uniti all’indignazione della scorsa estate nei confronti dei parlamentari che avevano presentato domanda.

Il mondo della politica, dopo il clamore iniziale e lo sdegno che ha coinvolto tutti gli schieramenti, non è più tornato sulla vicenda. L’unico ad averlo fatto è il deputato 5S Francesco Silvestri che ha sottolineato nuovamente l’intransigenza del suo partito nei confronti del collega Rizzone, non risparmiando critiche al modus operandi altrui nei confronti dei percettori del bonus: “…altri hanno fatto diversamente: la Lega in qualche caso li ha pure promossi sul campo”.

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