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Interviste

Green Pass obbligatorio per i lavoratori: la settimana in Parlamento

Dal 15 ottobre obbligo di green pass per tutti lavoratori. Il lavoro pubblico tornerà in presenza ma.. Eletto il nuovo Comitato di Garanzia del M5S

Matteo Sanchioni
Monitoraggio Parlamentare · 17 settembre 2021 · 3 min di lettura

Come annunciato da inizio settimana, nella giornata di giovedì il Governo ha deciso di estendere l’obbligo del Green Pass. Dopo teatri, cinema, bar e ristoranti, dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021, infatti, sarà in vigore l’obbligo di Green pass anche per l’accesso a tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati. Ma la certificazione verde, spiegano dal Governo, sarà richiesta anche a lavoratori autonomi e collaboratori familiari come colf, badanti, baby-sitter e partite Iva che offrono servizi occasionali, come idraulici ed elettricisti. Oltre per tutti coloro che svolgono attività di volontariato. Questo è quanto previsto dal nuovo decreto, approvato con il voto favorevole di tutti i Ministri, compreso quello della delegazione leghista, nonostante le continue obiezioni sollevate da Matteo Salvini negli ultimi giorni.

Resta, invece, il no ai tamponi gratis per tutti: lo saranno solo per i fragili e gli esenti previsti dalla circolare del Ministero della Salute. Tuttavia, una novità c’è: saranno garantiti prezzi calmierati per i test antigenici rapidi, anche in farmacia, per i lavoratori (costeranno 8 euro per gli under 18 e 15 per tutti gli altri, fino al 31 dicembre quando è fissata la scadenza dello stato di emergenza).

Come per la scuola, poi, scatta dopo cinque giorni la sospensione di quei lavoratori sprovvisti di green pass. Il decreto fissa inoltre le sanzioni da 600 a 1.500 euro per chi non mostra il certificato e da 400 a 1000 euro per i datori di lavoro. Saranno, quindi, i datori di lavoro a dover verificare che i dipendenti abbiano un Green pass valido, anche attraverso “verifiche a campione”, per non incorrere in sanzioni. In ogni caso, è espressamente previsto il divieto di licenziare, come chiesto dai sindacati. È lo stesso Ministro del lavoro Andrea Orlando a confermarlo.

Dalla metà di ottobre bisognerà quindi essere vaccinati, aver fatto un tampone o essere guariti dal Covid, per entrare in uffici pubblici e privati, ma le novità non finiscono qui. Il decreto estende, infatti, l’obbligo anche a chi ricopre cariche elettive o cariche istituzionali di vertice, e invita Quirinale, Camera, Senato e Corte Costituzionale ad adeguare il proprio ordinamento alle nuove disposizioni.

Il ministro Renato Brunetta ha commentato così, ieri in conferenza stampa, l’obiettivo del nuovo decreto sull’incrementare al massimo le vaccinazioni: “La novità è che è una strategia universalistica, andiamo a toccare tutto il mondo del lavoro pubblico e privato e per il privato dipendente e autonomo, un insieme di 23 milioni di lavoratori”.

Lo stesso Brunetta ha poi chiarito anche il futuro dello smart working per il settore del pubblico impiego: “il pubblico impiego tornerà in presenza come modalità ordinaria di lavoro. Quella che abbiamo sperimentato è stata una risposta emergenziale nel momento più tragico della pandemia. Con il green pass verrà risolto anche il tema smart-working. Il pubblico impiego tornerà in presenza come modalità ordinaria di lavoro, ma nel frattempo si stanno finalmente definendo le regole del lavoro agile nei nuovi contratti”. Una chiusura momentanea che in sostanza sa di apertura. Dovrà, infatti, essere definita entro la fine dell’anno la nuova organizzazione del lavoro interna alle pubbliche amministrazioni per assicurare da Gennaio l’inizio uno “smart working vero”, nel quale “ogni amministrazione potrà organizzarsi come crede, sulla base del contratto e della volontà individuale dei lavoratori”.

Novità, infine, in casa M5S. Dopo una quarantina di giorni dalla nomina di Giuseppe Conte a presidente, il Movimento compie un altro passo per disegnare il suo nuovo vertice. Ed ecco così che è nato un nuovo Comitato di Garanzia. Utilizzando la piattaforma telematica Skyvote gli iscritti pentastellati hanno decretato l’elezione dei tre membri che per i prossimi quattro anni dovranno sovrintendere “alla corretta applicazione delle disposizioni dello Statuto”. A prendere il posto di Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri saranno Luigi Di Maio, Roberto Fico e Virginia Raggi, con quest’ultima che alla fine è risultata la più votata dagli attivisti (22.289 preferenze contro le 11.949 del presidente della Camera e le 11.748 del ministro degli Esteri). Tre nomi di peso, anche se forse scontati. Il nuovo triumvirato sarà chiamato, tra le altre cose, a decidere in ordine alla sussistenza o perdita dei requisiti per l’iscrizione al Movimento, ad esprimere il parere sulla compatibilità con i valori e le politiche del Movimento delle candidature a cariche elettive. Soprattutto, l’organismo avrà la possibilità di deliberare all’unanimità la sfiducia al presidente o al garante.

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