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Interviste

L’Europa si divide sull’obbligatorietà del Green pass

Dopo la decisione di Macron di consentire l’accesso a molti luoghi pubblici solo a coloro che si sono vaccinati si è aperto il dibattito

Tonia Benincasa
Monitoraggio Parlamentare · 18 luglio 2021 · 5 min di lettura

Con il dilagare della variante Delta e la conseguente nuova crescita dei contagi, diversi Paesi dell’Unione, Italia compresa, stanno valutando nuove restrizioni per evitare di andare incontro ad una quarta ondata. In particolare ha fatto molto discutere in questi giorni la scelta del presidente francese Emmanuel Macron di rendere obbligatoria la vaccinazione, non soltanto nei confronti del personale sanitario. In un discorso alla nazione, infatti, egli ha annunciato che se non si agisce adesso per bloccare la diffusione del virus, quest’ultimo continuerà ad aumentare e darà vita ad un cospicuo incremento di ricoveri nel mese di agosto.

Il ministro della salute francese Olivier Véran ha annunciato che, a partire dal 15 settembre, i medici, i paramedici e tutti coloro che lavorano a contatto con pazienti fragili, se non saranno vaccinati non potranno più lavorare e non riceveranno lo stipendio.

Nella nostra Nazione una misura similare è stata introdotta lo scorso aprile con un decreto-legge, il quale stabiliva che fino al completamento del piano vaccinale, o comunque al massimo fino al 31 dicembre 2021, gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, sociosanitario e socio-assistenziale sono soggetti all’obbligo di vaccinarsi contro il Covid-19.

L’obbligatorietà vaccinale è stata introdotta per il personale delle case di riposo e per i sanitari anche in Grecia e Gran Bretagna, quindi da questo punto di vista la Francia non è stata di certo la prima a sposare la linea del rigore per contrastare al meglio la diffusione del virus tra alcune delle categorie maggiormente esposte. Tuttavia, ciò che ha acceso lo scontro, è stata la decisione di consentire alla popolazione di accedere a bar, ristoranti, centri commerciali, aerei, treni e pullman solo esibendo il green pass, e quindi solo dopo essersi sottoposti alla vaccinazione. Tale iniziativa andrà in vigore dal 1 agosto, ma già dal 21 luglio il pass sanitario servirà per accedere a luoghi di svago e di cultura che riuniscono oltre 50 persone.

Dopo l’annuncio di Macron, sulla piattaforma francese Doctolib ci sono state oltre 900 mila prenotazioni di uomini e donne che hanno accolto l’appello preoccupato del presidente, dato che in Francia ormai la variante Delta rappresenta il 50% dei contagi. Il presidente della federazione ospedaliera della Francia (FHF), Frédéric Valletoux, si è detto a favore di una vaccinazione obbligatoria per tutti gli addetti ai lavori in contatto con un pubblico vulnerabile, poiché solo in questo modo sarà possibile tornare alla normalità.

La cancelliera Angela Merkel e il ministro della salute Jens Spahn (CDU) hanno espresso un’opinione del tutto diversa sul tema, affermando che in Germania, al momento, non c’è alcuna intenzione di spingere verso forme di obbligo vaccinale e che il governo si concentrerà invece sulle campagne che promuovono la vaccinazione, sensibilizzando la popolazione e mettendo a disposizione quantità adeguate di dosi.

Il “modello francese” è piaciuto al commissario straordinario per l’emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo, e al sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, secondo cui la scelta di Macron è assolutamente giusta e condivisibile. A “Il Messagero” egli ha dichiarato: “Dovremmo farlo anche in Italia, non chieda a me perché ancora non siamo partiti, io a Speranza l’ho detto tante volte. Pensiamo alle discoteche, se concedessimo ai locali di aprire per i clienti con il Green pass, avremmo la corsa di chi ha tra i 18 e i 40 anni a vaccinarsi. Il Green pass, sia chiaro, da noi non deve servire per bar e ristoranti, salvo che i nostri contagi non dovessero raggiungere numeri simili a quelli britannici. A quel punto no alle chiusure, ma Green pass, per tutto, ristoranti compresi, così non sei costretto a chiudere. In sintesi: il Green pass due mesi fa era un mezzo per riaprire prima, quando Italia era gialla o arancione. Oggi è un mezzo per non tornare indietro quando i contagi saranno più elevati”.

Intervenendo in un question time, il ministro della salute Speranza ha dichiarato che i dati della campagna vaccinale sono positivi, infatti sono state somministrate quasi 60 milioni di dosi. Tuttavia la variante Delta sta producendo in tutta Europa un significativo aumento dei casi per cui c’è bisogno della massima prudenza e soprattutto di lavorare per il sequenziamento delle mutazioni e per il tracciamento dei casi. “Sulla obbligatorietà, che è un tema delicato, di cui anche il Parlamento dovrà occuparsi, voglio solo ricordare che siamo stati il primo Paese in Europa a disporla per il personale sanitario. Oggi leggiamo che altri Paesi, anche molto importanti come la Francia, si stanno avviando su un modello piuttosto simile al nostro, e credo questo segnali come quella decisione fosse stata una decisione giusta e corretta” ha aggiunto.

Sicuramente il modello francese ha spinto ad una riflessione sul tema molto più personale che ideologica, dal momento che sia a sinistra che a destra diversi esponenti si sono manifestati restii ad utilizzo così rigido dei green pass, mentre altri, prendendo formalmente le distanze dai propri capi di partito, hanno sposato la linea dura del presidente Macron per contrastare quanto più efficacemente possibile il rischio di una nuova ondata. “Sul Green pass sono d’accordo con la Francia. Da governatore, come potrei spiegare ai cittadini che si sono vaccinati che potrebbero dover di nuovo limitare le loro libertà, nonostante tanti sacrifici, per colpa di chi non si è voluto proteggere? Io mi sono vaccinato. Come me milioni di persone lo hanno fatto per senso civico, per la propria salute e per quella degli altri. Non è un obbligo ma credo sia giusto, come ha scelto la Francia, impedire l’accesso a bar, ristoranti, cinema e tante altre attività a chi non ha il Green pass o almeno il tampone fatto nelle ore precedenti. Perché queste libertà le abbiamo riconquistate soprattutto grazie a chi quel vaccino l’ha fatto. E non merita oggi di doverci rinunciare per colpa di chi è rimasto a guardare… e spesso a criticare” ha affermato il governatore ligure Giovanni Toti, la cui visione è parzialmente condivisa anche dal presidente Zaia, secondo cui però una misura del genere potrebbe essere approvata solo con il consenso del Comitato tecnico scientifico.

Hanno invece preso le distanze dal coro pro-Macron tanto Matteo Salvini quanto, ancor di più, Giorgia Meloni che sui social dipinge la scelta francese come un “raggelante ultimo passo per la realizzazione di una società orwelliana”, una vera e propria follia anticostituzionale da condannare con forza. Un pensiero molto diverso rispetto a quello che la leader di Fratelli d’Italia aveva espresso qualche anno fa, precisamente nel 2018, quando affermava che sui vaccini bisognasse avere l’umiltà di affidarsi alla comunità scientifica, lasciando stabilire a chi ne ha le competenze quali fossero quelli obbligatori. Ora invece manifesta delle convinzioni opposte, in virtù del fatto che questo specifico vaccino, a suo dire, abbia dovuto saltare delle fasi relative alla sperimentazione, per cui nessuno sarebbe in grado di garantire il rapporto rischi-benefici. In realtà, la possibilità di introdurre un trattamento sanitario obbligatorio, sia in modo generalizzato che “per onere”, cioè puntando sull’individuazione delle categorie che dovrebbero sottoporsi al vaccino, è prevista dalla nostra Costituzione (art. 32), ma a delle condizioni. E’ necessario che ciò avvenga con una legge o comunque con una fonte primaria, quindi con il coinvolgimento del Parlamento, poiché vi sono diversi interessi e libertà individuali da tutelare e contemperare.

Il trattamento sanitario imposto deve migliorare lo stato di salute non solo di chi si sottopone al vaccino bensì della collettività tutta, con la previsione di un’equa indennità in caso di danni alla salute. Bisogna dire inoltre che le campagne vaccinali sono esclusivamente di competenza nazionale, quindi spetta agli Stati membri decidere se renderle o meno obbligatorie, non all’Unione Europea. Ciò premesso, l’UE ha sempre sostenuto che fosse importante vaccinare i cittadini comunitari, perché, soprattutto per i più vulnerabili al virus, la vaccinazione rappresenta la strada migliore da percorrere per sfuggire alla pandemia. L’auspicio è che, nonostante la comunicazione in merito alla somministrazione dei vaccini non sia stata eccelsa, specie nel nostro Paese, un numero sempre maggiore di cittadini possa convincersi che effettivamente i benefici superano i rischi, raggiungendo in questo modo la tanto acclamata immunità di gregge.

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