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Interviste

Intesa sul Ddl Zan sempre più difficile: la settimana in Parlamento

Sì definitivo del Senato per il voto ai diciottenni. Il Cdm approva all’unanimità gli emendamenti sul processo penale. Centrodestra: Federazione ci siamo?

Matteo Sanchioni
Monitoraggio Parlamentare · 9 luglio 2021 · 3 min di lettura

Non è arrivata nemmeno questa settimana l’intesa sul Ddl Zan. Dopo le continue giornate di scontro sul disegno di legge, a palazzo Madama cresce l’incertezza su come andrà a finire. Le posizioni dei partiti sono ormai congelate e, salvo imprevisti, così resteranno fino a martedì prossimo, quando il disegno di legge contro l’omotransfobia sarà discusso dall’aula del Senato. Ma, in assenza di novità politiche di rilievo, saranno i numeri a farla da padrone. Sul tema è intervenuto nuovamente anche Matteo Renzi: “Nel voto segreto questa legge non passa” insiste il leader Iv, “Non ci sono più margini per continuare a prenderci in giro”. Sulle pregiudiziali, in ogni caso, il voto è a scrutinio palese, quindi non dovrebbe riservare troppe sorprese. Più o meno, infatti, dovrebbe ripetersi lo scenario avuto martedì con il voto sul calendario: 111 sono stati i sì al rinvio dell’esame del ddl Zan, 145 i contrari e 23 gli astenuti, i senatori di FdI; 145 vs 134, quindi, in una partita in cui ballano 11 voti. Superato questo primo scoglio, inizierà la discussione generale che dovrebbe andare avanti anche nella giornata di mercoledì. Sarà poi la presidenza di palazzo Madama, di concerto con la Conferenza dei capigruppo, a stabilire il termine di presentazione degli emendamenti. Dal numero delle proposte di modifica presentate dipenderà così il futuro iter del provvedimento. La Lega, tuttavia, secondo gli ultimi rumors, sarebbe pronta a fare ostruzionismo e a presentare centinaia di emendamenti.

Ma la novità più importante della settimana non può che essere quella arrivata dal Senato nella giornata di giovedì. L’atteso via libera, dell’aula di Palazzo Madama, al Ddl che porta a 18 anni la soglia per il voto per il Senato, finalmente è arrivato. Il provvedimento, alla quarta lettura conforme con la Camera, ha avuto 178 sì, 15 no e 30 astenuti ed è stato quindi approvato in via definitiva. Per la promulgazione e l’entrata in vigore, però, bisognerà ancora attendere. Un’attesa, nello specifico, di tre mesi, per un eventuale referendum confermativo (il testo, infatti, non ha ottenuto in tutte le votazioni il quorum dei due terzi). Tutti gli elettori, per la prima volta, potranno, quindi, eleggere i senatori essendo caduto il vincolo stabilito dall’articolo 58 della Costituzione che riservava questa facoltà a chi aveva compiuto 25 anni di età. Dalle prossime elezioni, se tutto verrà confermato, saranno circa 4 milioni i giovani elettori che potranno dunque votare anche per il Senato.

Importanti novità anche sulla riforma della giustizia. Il Consiglio dei ministri ha infatti dato il benestare alla riforma del processo penale presentata dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia, sebbene l’incontro tra la maggioranza non sia stato semplice. Si è infatti reso necessaria tutta la capacità di mediazione e il peso politico di Mario Draghi per sbloccare la situazione di stallo creatasi. Gli emendamenti al ddl delega per la riforma del sistema penale, infatti, non erano graditi al Movimento 5 stelle che aveva fatto filtrare la decisione di astenersi, un segnale politico non certamente positivo per una delle riforme più importanti dell’esecutivo. Per questo motivo, prima dell’inizio della seduta, Draghi e Cartabia hanno incontrato i ministri pentastellati per cercare una mediazione. Alla fine, per mettere d’accordo tutti, sono stati inseriti anche i reati contro la P.A., come la corruzione e la concussione, tra quelli con tempi di prescrizione allungati, ottenendo così il voto favorevole del M5S. Durante la seduta, però, è stato il turno di Forza Italia a chiedere una breve sospensione per effettuare verifiche e approfondimenti sulle modifiche che erano state inserite poco prima. Draghi però, nel chiarire definitivamente tutte le posizioni e per evitare sorprese in Parlamento, ha chiesto se tutte le forze politiche di maggioranza sostenessero tutte le norme. Una richiesta a cui nessuno ha risposto negativamente. Gli emendamenti sono stati quindi approvati all’unanimità.

La settimana ci ha portato, poi, a due importanti novità nel centro-destra. Innanzitutto, sono iniziate le prove generali della famosa Federazione. E sono partite in casa NcI. All’assemblea nazionale del partito di Maurizio Lupi hanno preso parte sia Matteo Salvini sia, attraverso una lettera aperta, Silvio Berlusconi. Con l’occasione, il primo ha auspicato di poter federare i gruppi parlamentari entro l’estate, il secondo, invece, che guarda al 2023, sé convinto che ci si unirà per forza di cose, malgrado i dubbi e le contrarietà. Con i dovuti distinguo, è convinzione comune che la federazione si farà: è solo questione di tempi, oltre che di modi. Nel grande puzzle delle future convergenze, e dell’assemblea nazionale di Noi con l’Italia, spicca però l’assenza di Giorgia Meloni, che come ha ripetuto più volte, è contraria al partito unico.

La seconda notizia riguarda invece le amministrative di ottobre. Il centrodestra è infatti vicino alla chiusura sulle candidature per le prossime elezioni. Con l’ufficializzazione di Catello Maresca a Napoli e l’annuncio di Luca Bernardo a Milano, adesso manca solo il candidato per Bologna. La scelta dello sfidante di Matteo Lepore, candidato del centrosinistra che potrebbe ottenere anche l’appoggio del M5S, è ormai ristretta fra tre nomi, due civici e un politico, anche se alla prima esperienza parlamentare: si tratta dell’imprenditore Fabio Battistini, dell’editore Roberto Mugavero e del senatore di FI Andrea Cangini. Non ci resta che aspettare la prossima settimana per avere tutti i nomi dei candidati.

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