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Interviste

Addio alle mascherine all'aperto: la settimana in Parlamento

Via libera dell'Ue al recovery. Ddl Zan: ancora forti discussioni. Forte crisi in casa M5S. Corsa a 4 per il Campidoglio

Matteo Sanchioni
Monitoraggio Parlamentare · 26 giugno 2021 · 3 min di lettura

È arrivata in settimana l’ufficialità: dal 28 giugno l’Italia dirà addio all’obbligo delle mascherine all’aperto. Il via libera è arrivato dal Comitato Tecnico Scientifico. Quando l’Italia sarà completamente bianca ci saranno “le condizioni per superare l’obbligatorietà dell’uso delle mascherine all’aperto salvo i contesti in cui si creino le condizioni per un assembramento”. Sulla decisione finale, inoltre, ha influito anche la percentuale di vaccini somministrati in Italia (al momento già oltre il 53% della popolazione ha almeno una dose e circa il 27% ha fatto completato il ciclo) che si spera rispetti il trend anche nel mese di luglio. Il Comitato ha rimarcato comunque l’obbligatorietà e l’importanza dell’‘uso delle mascherine sui mezzi pubblici e nei soggetti fragili, così come negli ambienti sanitari e ospedalieri.

Il governo italiano in settimana ha anche ottenuto il via libera dall’UE per il PNRR. Arriveranno, infatti, a fine luglio i primi 24,89 miliardi del Recovery fund. La promessa, secondo le stime Ue, è una spinta alla crescita fino al 2,5% e la creazione di 240mila posti di lavoro. “È una giornata di orgoglio. Ce la faremo”, ha assicurato Draghi, sebbene la sfida non sia ancora iniziata. “Spendere tutto, spendere bene, ma anche con onestà” sono state poi le parole di quella chiara visione che il Presidente del Consiglio non perde mai l’occasione di rimarcare. Dal canto suo, la Von Der Leyen ha poi elencato i tanti campi di azione di un piano italiano composto da 58 riforme e 132 investimenti, dal digitale all’ambiente: un piano “ambizioso, lungimirante, che aiuterà a edificare un futuro migliore per gli italiani e l’Ue”.

All’Italia, infine, ha riconosciuto di aver “ispirato” un intero continente nella lotta alla pandemia. La Presidente della Commissione Europea ha quindi annunciato che tra quattro settimane, dopo il via libera del Consiglio, arriveranno i primi fondi che serviranno a “correggere” squilibri come l’alto debito e la debole produttività, a rafforzare le politiche attive del lavoro, la spending review, la sanità, l’emersione del sommerso, la riscossione delle tasse.

Rimane alta, invece, la tensione sul ddl Zan. Non cessano infatti le discussioni intorno al disegno di legge e in settimana ci ha pensato la Chiesa ad intervenire direttamente sul tema. “Il nostro è uno Stato laico non uno Stato confessionale, il Parlamento è libero di discutere e di legiferare”. È la risposta del Premier Mario Draghi al Senato all’indomani della pubblicazione della nota della segreteria dello Stato Vaticano che chiede di modificare il provvedimento contro l’omotransfobia, già approvato alla Camera e fermo da mesi a Palazzo Madama in una guerra tra favorevoli e contrari. Secondo la Chiesa, la proposta del deputato del Partito Democratico Alessandro Zan contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo, violerebbe il Concordato in diversi punti che sono stati elencati in una lettera consegnata lo scorso 17 giugno da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, all’ambasciata italiana in Vaticano.

Sembrerebbero ore decisive quelle in casa Movimento 5 Stelle. In settimana, la questione interna riguardante l’approvazione del nuovo Statuto a cui ha lavorato l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha creato non poche polemiche. Le novità che Conte vorrebbe mettere in atto hanno provocato molte resistenze tra i rappresentanti dell’ala più radicale e legata alle origini del Movimento, e ha portato anche Beppe Grillo a intervenire criticando apertamente lo statuto voluto da Conte, che a suo dire non rispetterebbe a sufficienza la tradizione del M5S.

Proprio dopo le parole di ieri di Beppe Grillo, secondo quanto si apprende da diverse fonti parlamentari, l’ex premier starebbe anche meditando seriamente sul progetto messo in campo e non sarebbe scontato un suo passo indietro. Amare anche le parole di Davide Casaleggio che, intervenendo a Radio Capital, non ha fatto mancare le proprie critiche nei confronti di Conte: “Credo ci siano due visioni diverse del Movimento che stanno emergendo, poi della trattativa tra Grillo e Conte non conosco i dettagli. Ho già espresso diverse volte il mio pensiero su M5s e su come si stia trasformando in qualcos’altro, i principi erano chiari fin ad un anno fa e ora meno e per questo ho deciso di prendere le distanze… Le idee non mi sono ancora chiare, perché lo statuto lo tengono segreto? Mi sembra un’organizzazione più basata su modelli partitici del 900 che su un movimento“.
Soffermandoci, infine, sul tema amministrative, a Roma, archiviate le primarie del centrosinistra con il successo largo e non privo di polemiche di Roberto Gualtieri del Partito Democratico, ora la corsa per il Campidoglio si restringe a quattro candidati. La sfida tra l’ex Ministro dell’Economia, il ticket del centrodestra con Enrico Michetti e Simonetta Matone, la sindaca uscente Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle e Carlo Calenda appare molto aperta.

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