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Interviste

Draghi ha presentato alla Camera il PNRR: la settimana in Parlamento

Novità sul ddl Zan. Meloni sempre più isolata? Nasce il “centrodestra di governo”

Matteo Sanchioni
Monitoraggio Parlamentare · 30 aprile 2021 · 3 min di lettura

Come preannunciato, Mario Draghi in settimana ha affrontato la prova del Parlamento sul PNRR, e nel farlo, ha scandito la fiducia che ha nell’Italia. Le sedute, tuttavia, si sono aperte tra qualche polemica sui tempi stretti concessi all’esame del documento. Oltre 300 sono infatti le pagine per riscrivere il futuro del Paese. Alla fine, alla Camera la risoluzione è passata con 442 i voti favorevoli, 19 contrari e con l’astensione di FdI; mentre al Senato ha raccolto 224 voti favorevoli, 16 contrari e 21 astenuti.

Nel discorso di apertura, il premier richiama fin da subito al senso di responsabilità. Nel Pnrr ci sono “le vite degli italiani, le nostre, ma soprattutto quelle dei giovani, delle donne, dei cittadini che verranno. Ma, nell’insieme dei programmi che oggi presento alla vostra attenzione, c’è anche e soprattutto il destino del Paese. Il Pnrr non è dunque solo una questione di reddito, lavoro, benessere, ma anche di valori civili, di sentimenti della nostra comunità nazionale che nessun numero, nessuna tabella potranno mai rappresentare”. Il Recovery plan offre un’opportunità storica, affrontare “alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico“.

Infine, il presidente del Consiglio è entrato nel vivo del Piano e ha illustrato una per una le missioni: la digitalizzazione; la rivoluzione green, con un’Italia finalmente attenta al suo equilibrio fragile, la spinta alle energie rinnovabili, l’efficientemente energetico degli edifici pubblici e privati. E, su questo, risponde al M5S e a FI che chiedevano la conferma del superbonus al 110%: “non c’è alcun taglio”, rassicura. Poi si è soffermato sul capitolo infrastrutture, con un occhio attento alla rete ferroviaria; sull’istruzione e la ricerca, con ben 32 miliardi da investire; sulle politiche attive sul lavoro; e poi la salute, con quasi 19 miliardi per cambiare il passo della sanità.

Arrivata anche la puntualizzazione sul Sud, l’intenzione è colmare un divario territoriale: “Non è una questione di campanili, se cresce il sud cresce anche l’Italia. Più del 50% del totale degli investimenti in infrastrutture, soprattutto l’alta velocità ferroviaria e il sistema portuale, è diretto al Sud”.

Per realizzare l’Italia che il suo Governo immagina bisogna realizzare, però, le riforme. A partire dalla Pubblica amministrazione, passando da quella potenzialmente divisiva della giustizia, dove pone obiettivi ambiziosi da centrare: “Ridurre i tempi dei processi del 40% per il settore civile e almeno del 25% per il penale”, attuare “una continuativa e sistematica opera di abrogazione e modifica delle norme che frenano la concorrenza. Questi principi sono essenziali per la buona riuscita del Piano: dobbiamo impedire che i fondi che ci accingiamo a investire finiscano soltanto ai monopolisti”.

Analizzando invece la politica interna, le novità questa settimana sono tutte in casa centro-destra.

Nel dettaglio, Matteo Salvini ha dichiarato di fare asse con Forza Italia come “centrodestra di governo”, cercando così di isolare Fratelli d’Italia. La svolta politica nei confronti di FdI arriva da un particolare inserito nella nota fatta trapelare al termine di un “vertice” tenutosi tra il segretario leghista e Antonio Tajani e Licia Ronzulli (poche righe di comunicato con cui si festeggia l’intesa di maggioranza sul coprifuoco) e firmata “fonti di centrodestra di governo”. Un neologismo inventato per indicare un asse da cui si vuole escludere la Meloni. L’intesa prevede che vi sia una valutazione della misura del coprifuoco a partire dalla seconda metà di maggio, che porterà a un’eventuale revisione delle restrizioni nel caso in cui i dati epidemiologici lo consentano. Lo scenario, in realtà, era già previsto dal calendario governativo, ma Lega e FI lo accolgono come una “vittoria politica”.

La distanza da Fdi si nota però maggiormente al momento della presentazione della mozione di sfiducia, presentata dalla Meloni, nei confronti del Ministro Speranza. La mozione è stata infatti respinta, e dopo le tensioni politiche, la maggioranza si è compattata al Senato, anche con i voti della Lega. Resta così isolata la battaglia di Fdi. Un esito senza brividi, ma per la Lega è un voto per evitare il rischio di spaccare il Governo e far saltare l’accordo raggiunto nel “centrodestra di governo”.

Un’ulteriore novità, riguarda il discusso Ddl Zan contro l’omotransfobia. Si è infatti sbloccato al Senato ed è stato calendarizzato in commissione Giustizia dopo settimane di polemiche, rimpalli, pressing e resistenze. Messa ai voti la calendarizzazione è infatti passata con 13 sì e 11 no. A chiedere da tempo l’avvio della discussione sono stati Pd, M5s, Leu e Italia viva. Contrario il centrodestra. Il provvedimento, va ricordato, era stato approvato in prima lettura alla Camera già il 4 novembre 2020.

Infine, novità di carattere tecnico, sul deferimento delle consultazioni elettorali 2021. L’Aula di Montecitorio è a un passo dall’approvazione definitiva del relativo decreto. Nello specifico, esso rinvia le elezioni amministrative che si sarebbero dovute svolgere in primavera e dispone che, per quest’anno, le elezioni si svolgano tra il 15 settembre e il 15 ottobre 2021. Inoltre, il provvedimento stabilisce che le operazioni di votazione per le consultazioni elettorali si svolgano, oltre che nella giornata di domenica dalle 7.00 alle 23.00, anche nella giornata di lunedì, dalle 7.00 alle 15.00. Infine, sono state ridotte a un terzo il numero di firme richieste per la presentazione delle liste e delle candidature.

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