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Interviste

I numeri sul Mes ci sono, ma Renzi alza il tiro: la settimana in Parlamento

Il governo supera la prova Mes ma Renzi attacca Conte sulla gestione dei 209 miliardi

Giacomo Fantini
Monitoraggio Parlamentare · 13 dicembre 2020 · 3 min di lettura

Dopo qualche settimana di tensione il governo esce indenne dalla votazione della risoluzione di maggioranza riguardo la riforma del Mes, ma una volta ancora emergono tutte le contraddizioni all’interno dei partiti di governo. Alla vigilia del voto in Camera e Senato, una sessantina di parlamentari 5S avevano ventilato la possibilità di esprimersi contro l’indicazione del proprio gruppo parlamentare, ma dopo due notti di trattative i big del Movimento sono riusciti in gran parte a ricucire lo strappo.

Alla fine il sì all’impegno del governo italiano per le riforme in ambito europeo passa alla Camera con 314 voti a favore, 239 contrari e 9 astensioni e con 156 sì, 129 no e 4 astenuti al Senato. Passano da cinquantotto a quindici i parlamentari 5S contrari: due al Senato e tredici alla Camera, a cui vanno aggiunti altri nove senatori e dieci deputati che hanno deciso di non partecipare al voto. Chi all’interno del Movimento ha espresso il proprio dissenso rischia ora di essere espulso, ma è bene sottolineare come la maggioranza del governo a Palazzo Madama sia già molto debole a livello numerico, di conseguenza l’espulsione non è scontata. Il M5S continua comunque a perdere pezzi: quattro dei deputati che si sono espressi contro la risoluzione governativa non hanno aspettano le decisioni dei vertici 5S e sono passati di loro iniziativa al gruppo Misto, mentre gli onorevoli Nitti e Lattanzi, ex del Movimento, traslocano nel gruppo Pd alla Camera.

Nell’opposizione Lega e Fdi votano compatti contro la risoluzione, mentre Forza Italia registra i voti dissidenti di Renato Brunetta e Renata Polverini, annunciati in aula, oltre all’assenza di sedici deputati e nove senatori. Questo segnala che la decisione di Berlusconi di accodarsi a Salvini e Meloni dopo aver aperto al dialogo col governo sullo scostamento di bilancio, quando era stato lui a dettare la linea per l’intero centrodestra, non è stata completamente accettata dai gruppi parlamentari.

Durante le dichiarazioni di voto in Senato Matteo Renzi continua il suo attacco al premier, iniziato due giorni prima durante il CdM, dove la ministra Bellanova, capo delegazione di Iv al governo, aveva evidenziato profili di incostituzionalità nella bozza presentata da Conte sulla governance del Recovery Plan. Nel suo discorso, il senatore toscano ha minacciato di ritirare il sostegno al governo se il premier non ritirerà il suo progetto di governance. Conte vorrebbe che a gestire i 209 miliardi in arrivo dall’Europa fosse una squadra ristretta a lui, Patuanelli e Gualtieri, oltre che a sei supermanager a capo di una struttura di 300 tecnici (già scesi a 90). L’organizzazione di questa cabina di regia, da inserire con un emendamento alla legge di Bilancio, non convince neanche Pd e M5s, che hanno il sospetto che Conte stia cercando di creare una propria struttura (se non un partito), esautorando dalla gestione delle risorse europee i partiti.

Sul tavolo del prossimo Cdm dovrebbe arrivare una nuova bozza del piano di governance da trasmettere poi alle Camere, c’è tempo quindi per una mediazione che appare già intuibile: archiviare i sei supermanager incaricati di seguire l’esecuzione del piano, mantenere la cabina di regia a Palazzo Chigi e togliere la possibilità che i tecnici possano avere poteri sostitutivi a quelli dei ministri. Il Presidente del Consiglio ha fatto sapere di essere pronto a rivedere l’intera struttura, a partire dalla divisione delle risorse europee nei vari settori, sia Renzi che il ministro Speranza si sono lamentati infatti dei soli 9 mld dedicati alla Sanità.

Il 9 dicembre la Camera ha dato il via libera anche al dl Sicurezza, con 279 voti a favore, 232 contrari e nove astenuti (anche qui il M5S ha perso pezzi, tre voti contrari e cinque astenuti), che passa ora in seconda lettura al Senato che ha tempo fino al 20 dicembre per approvarlo, pena la decadenza. Diverse le novità rispetto al decreto Salvini: niente più multe milionarie alle Ong, ampliamento del sistema di accoglienza con l’introduzione del regime di protezione speciale e eliminazione del tetto massimo di ingressi per motivi di lavoro.

In Senato, la commissione Bilancio, in sede riunita con la Finanze, ha iniziato le votazioni sul decreto per la tutela della salute e le misure di sostegno economico connesse all’emergenza COVID, il cosiddetto decreto ristoro. L’esame però si è incagliato per motivi politici, l’opposizione ha infatti deciso di fare ostruzionismo pretendendo l’illustrazione di tutti e 4’000 gli emendamenti, per ottenere risultati in tema di spostamenti nel decreto Natale. Il provvedimento rischia così di arrivare in Aula senza la possibilità di alcuna modifica parlamentare, per via dei tempi ristretti per la sua approvazione.

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