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Interviste

Calcio e politica s’incontrano nell’Europa orientale: la Transnistria e lo Sheriff Tiraspol

“Favola Sheriff” è una frase che si sentirà e leggerà nei prossimi giorni – o forse mesi – sui giornali e telegiornali sportivi

Federico Morra
Esteri · 17 settembre 2021 · 5 min di lettura

“Favola Sheriff” è una frase che si sentirà e leggerà nei prossimi giorni – o forse mesi – sui giornali e telegiornali sportivi. Più che una favola, tuttavia, pare l’ennesimo progetto di sportwashing all’interno della cornice UEFA, un qualcosa di simile a quello che è successo con il Qarabag negli ultimi anni. Quest’ultima è una squadra di calcio azera fondata negli anni ’50 a Ağdam, città della regione del Nagorno-Karabakh, spostatosi a Baku, capitale dell’Azerbaijan, dopo lo scoppio della guerra del Nagorno Karabakh tra Azerbaijan e Armenia nel 1993. Negli ultimi anni il governo azero ha cominciato a foraggiare il club in modo da renderlo più competitivo e trasformarlo in un testimonial internazionale dell’Azerbaijan – strumento molto più “bello” dal punto di vista mediatico in confronto ai soldi delle sponsorizzazioni all’UEFA – ma soprattutto per rivendicare i diritti sulla regione contesa con l’Armenia.

Allo stesso modo il governo autonomo – non riconosciuto dalla comunità internazionale – della Transnistria ha utilizzato lo Sheriff per legittimarsi agli occhi del mondo. La Transnistria è una striscia di territorio nella regione della Bessarabia, tra l’Ucraina e la Moldavia che, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, ha dichiarato nel 1992 la propria indipendenza dalla neonata Moldavia. Questa decisione, sostenuta dalla maggioranza dei cittadini russi e ucraini, diede inizio a una guerra tra i transnistriani e il governo moldavo. Alla fine di una guerra durata quattro mesi, le forze transnistriane – grazie al supporto militare russo – vinsero e ottennero l’istituzione di una Repubblica indipendente ma riconosciuta come parte della Moldavia – Repubblica Moldava di Pridniestrovie – dalla comunità internazionale. Da allora la Transnistria, abita da 600mila persone filorusse e anti-moldave, è uno Stato indipendente non riconosciuto se non dalla Russia e da altri Stati non riconosciuti come l’Ossezia del Sud.

Lo Sheriff Tiraspol nasce proprio in questo contesto sociale e politico nella città di Tiraspol, la capitale de facto della Transnistria, nel 1996 con il nome di Tiras Tiraspol. Il nome durò poco più di un anno a seguito dell’acquisto nel 1997 da parte del gruppo Sheriff Ltd – una holding considerata più uno Stato nello Stato che un’azienda per via dei suoi legami con la politica e le sue numerose attività da molti considerate principalmente illecite – guidato da Victor Gușan, che ne cambiò il nome in quello attuale e, di fatto, creandola.

La Sheriff Ltd fu creata nel 1993 da Victor Gușan e Ilya Kazmaly, funzionari del ministero dell’Interno locale e, secondo alcuni giornalisti, ex appartenenti del KGB, molto vicini al primo presidente transnistriano Igor Smirnov. Grazie ai legami con quest’ultimo, in breve tempo sono riusciti a trasformare una catena di supermercati di Tiraspol in una potenza economica, una sorta di monopolio locale: stazioni di servizio, un canale televisivo privato – l’unico della regione –, una società edilizia, un’agenzia pubblicitaria e editoriale, l’unica azienda di telefonia mobile, supermercati, concessionarie.

In molti, presumono che lo stesso Igor Smirnov sia il vero proprietario dell’azienda – attraverso la quale avrebbe anche riciclato soldi – e, non a caso, i figli dello stesso sono entrambi ai vertici dell’azienda. Attraverso essa si presume che l’ex presidente, dopo averla favorita attraverso leggi promulgate negli anni del suo mandato presidenziale rendendola, di fatto, l’unica azienda importatrice di merci, abbia manipolato anche la politica locale: 29 dei 33 deputati eletti alle scorse elezioni parlamentari, erano finanziati dalla Sheriff e alcuni di loro sono legati al partito Obnovlenie (Rinnovamento) creato e finanziato proprio dalla Sheriff.

In un contesto del genere non poteva mancare una squadra di calcio. Acquistata nel 1997, sfruttando i legami fin troppo eccessivi e non molto regolari tra la Sheriff Ltd e il governo della Transnistria e le condizioni precarie del calcio moldavo, Victor Gușan – diventatone presidente – riuscì a creare una sorta di monopolio anche nel calcio: dal 2000 a oggi lo Sheriff Tiraspol ha vinto diciannove dei ventuno campionati moldavi disputati, evento che portò la squadra a diventare una presenza stabile nei turni preliminari delle coppe europee e, negli ultimi anni, una presenza quasi fissa ai preliminari e ai gironi di Europa League.

Questo dominio del calcio moldavo e la presenza costante nelle competizioni europee, ha creato non poco imbarazzo al governo moldavo: lo Sheriff Tiraspol è, di fatto, il portabandiera di un regime separatista filorusso che addirittura nel 2014 chiese l’annessione alla Federazione russa – non è raro sentire allo Stadionul Sheriff cori a favore della Russia. Inoltre, per anni la nazionale moldava ha dovuto giocare proprio nello stadio dello Sheriff a causa delle pessime condizioni degli altri stadi moldavi, cosa che ha dato molta visibilità alla repubblica separatista.

A questo proposito, anche se in molti non tengono in considerazione i metodi e i modi di realizzazione, lo Sheriff ha creato un centro sportivo d’eccellenza – uno dei migliori dell’est Europa – composto da tre stadi, otto campi d’allenamento, case per dipendenti e calciatori, un hotel a cinque stelle, piscine, campi da tennis centri commerciali e una scuola calcio. Immagine che stona un po’ con l’arretratezza strutturale della regione, rimasta in sostanza all’era sovietica – anche perché solo la Sheriff possiede i soldi necessari per rimodernare la Transnistria.

Grazie ai soldi dell’azienda, lo Sheriff è riuscito ad alzare il livello della propria rosa acquistando giocatori discreti come Adama Traoré, ex ala del Metz, e i due greci Georgios Athanasiadis e Dimitrios Kolovos – rispettivamente ex AEK Atene e Panathinaikos – oltre ad altri giocatori mediante i quali sono riusciti nell’impresa di qualificarsi alla prossima edizione della Champions League cominciata pochi giorni fa e che li vedrà affrontare squadre blasonate ma soprattutto mediaticamente visibili come Inter e Real Madrid. In termini di visibilità, infatti, la partecipazione alla Champions è l’apice del progetto della Sheriff e, in senso lato, della Transnistria. Il club è nato ed è stato costruito per essere l’immagine della Transnistria nel mondo, in modo da rafforzarne il peso e l’immagine a livello internazionale, con la partecipazione implicita dell’UEFA e a discapito della Moldavia.

Per l’UEFA si potrebbe però presentare un serio problema geopolitico. Nello stesso girone dello Sheriff Tiraspol si trova anche lo Šachtar Donec’k, squadra dell’Ucraina con sede a Donec’k, città situata nell’oblast’ di Donec’k che tuttavia si è dovuta spostare nella capitale Kiev dal 2014 a seguito dell’inizio della guerra del Donbass. Da quell’anno la regione è controllata da separatisti russi che hanno fondato la Repubblica popolare di Doneck dichiarandosi unilateralmente indipendenti dall’Ucraina. La RPD, proprio come la Transnistria, è uno stato a riconoscimento limitato appoggiato dalla Federazione Russa e lo stesso stato ucraino ha definito la RPD «territorio temporaneamente occupato da gruppi armati illegali e truppe della Federazione Russa».

Questo potrebbe generare non pochi problemi all’UEFA in vista della prima partita proprio tra le due squadre, tenendo conto delle simpatie russe della squadra di Tiraspol. Un precedente dovrebbe porre in favore all’intervento: durante l’Europeo la stessa UEFA intervenne per impedire alla Nazionale ucraina di indossare una maglia che raffigurava in modo stilizzato i confini dello Stato, che includeva anche la Crimea, cosa che generò proteste in Russia – la Crimea appartiene de iure all’Ucraina ma, dal 2014 dopo un referendum considerato illegale da ONU, UE, OSCE, Consiglio d’Europa e Ucraina stessa, è stata annessa alla Federazione Russa. Se in quell’occasione l’UEFA strizzò l’occhio a Putin, bisognerà attendere per vedere da che parte starà in questa.

Più che una favola, quindi, la qualificazione alla Champions League dello Sheriff Tiraspol è l’ennesima opera di sportwashing portata avanti da un regime autoritario che utilizza lo sport per ripulirsi l’immagine o, come in questo caso, per legittimarsi a livello internazionale con la complicità di un’organizzazione sportiva, l’UEFA, che vuole tenere la politica lontana dallo sport solo quando le fa comodo.

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