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Interviste

Pennica della domenica

Il nuovo Oceano Meridionale e la corsa all’Antartide

Simone Pennica
Esteri · 20 giugno 2021 · 2 min di lettura

Ci sarebbe un oceano in più sul pianeta Terra. Nonostante per gli studiosi esistesse già ufficiosamente, finora gli oceani riconosciuti sono sempre stati l’Atlantico, il Pacifico, l’Indiano e l’Artico. Ora, ufficialmente, a questa lista si aggiunge l’Oceano Meridionale e l’esigenza di distinguerlo dagli altri nasce dall’analisi di alcune peculiari caratteristiche delle acque intorno all’Antartide. Nondimeno, cambiando i libri di geografia si aggiornano anche le intenzioni geopolitiche riguardanti il continente antartico.

L’Antartide, grande una volta e mezza l’Europa, non appartiene a nessuno Stato, ma ciò non vuol dire che nessuno la desideri. I Paesi che rivendicano porzioni del territorio del continente di ghiaccio sono 7: Argentina, Australia, Cile, Francia, Norvegia, Nuova Zelanda e Regno Unito. Dal punto di vista strategico, invece, è la Cina ad essere più presente di tutti nell’area. Difatti, se, per esempio, il Cile sostiene che la penisola antartica sia il prolungamento della catena montuosa delle Ande, la Norvegia ed il Regno Unito sostengono il fatto di essere i primi ad aver scoperto e ad essere sbarcati su questi territori. La Cina, invece, come esempio strategico, è il Paese che pesca più krill antartico al fine di compensare il deficit di proteine causato dall’influenza suina.

La presenza dei diversi Stati nella regione è sancita da vari accordi internazionali. Il primo è il Trattato per il Sistema Antartico (Antarctic Treaty System) siglato nel 1961 da tutti i Paesi che rivendicavano sovranità territoriale sul continente (con l’aggiunta di Stati Uniti d’America e Russia). Il Trattato sancisce la fine delle rivendicazioni territoriali e giustifica la presenza umana nella regione solo a scopo di ricerca scientifica, ma resterà in vigore fino al 2048. Ecco che allora le pretese territoriali sono state messe da parte, senza però esser mai cancellate del tutto.

Altri due accordi internazionali, invece, regolamentano lo sfruttamento delle risorse dell’Antartide: uno è la Convenzione per la protezione delle risorse marine viventi in Antartide (Convention on the Conservation of Antarctic Marine Living Resources) siglato nel 1982 ed il suo obiettivo è quello di preservare la vita marina e l’integrità ambientale antartica; l’altro è il Protocollo per la Tutela Ambientale del Trattato Antartico (Protocollo di Madrid) siglato nel 1991, che dovrebbe vietare lo sfruttamento delle risorse minerarie.

L’Antartide è il continente più freddo e desolato del mondo, tuttavia oggi si sa che è ricco di risorse e giacimenti minerari. La spiegazione dell’origine di queste rivendicazioni territoriali, infatti, varia nel corso della storia. Le prime pretese sono state avanzate nell’ultima epoca delle grandi esplorazioni del pianeta, quando piantare una bandiera su un territorio voleva dire essenzialmente rivendicarlo. Adesso, invece, le si tiene vive, oltre che per questioni di prestigio, anche per esercitare un ruolo nel futuro sfruttamento delle risorse minerarie, ittiche (prima le balene, oggi il krill) ed idriche. Di conseguenza, nonostante tutti possano condurre esplorazioni e ricerche scientifiche in loco, si è venuti a siglare tali accordi per timori ambientali e militari, nonché politici. Lo stesso sopracitato aumento della pesca di krill nell’Oceano Meridionale può avere ripercussioni su altre forme di vita marina, che proprio sul krill basano la propria alimentazione; mentre per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse minerarie qualche Stato ha già installato varie basi nella regione. Eppure, lo status speciale del continente bianco garantito dal Trattato per il Sistema Antartico stabilisce un regime informale di cooperazione fra i contraenti basato su scambio di informazioni, ispezioni ed osservazioni terrestri per valutare il rispetto dei protocolli ambientali e militari in questione.

I movimenti politici che si registrano nel continente antartico non escludono assolutamente la preparazione ad una futura spartizione, da ufficiosa ad ufficiale (esattamente come per il “nuovo” Oceano Meridionale). Se da una parte è vero che la questione potrebbe non essere all’ordine del giorno poiché di solito ai Poli gli sviluppi si misurano nei decenni e non negli anni, dall’altra le recenti accelerazioni tecnologiche potrebbero ridurre le tempistiche regionali.

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