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Interviste

Pennica della domenica

Il G7 affronta la Cina

Simone Pennica
Esteri · 13 giugno 2021 · 2 min di lettura

Il Build Back Better World (B3W) è il nuovo piano infrastrutturale, proposto dagli Stati Uniti d’America, che i leader del G7 hanno lanciato come alternativa alla Belt and Road Initiative (BRI) cinese, nota anche come Nuova Via della Seta.

Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania, Italia, Francia e Giappone hanno discusso durante il G7 di tale progetto che fornirà una partnership infrastrutturale trasparente per i Paesi in via di sviluppo a basso e medio reddito, al fine di colmare entro il 2035 il divario di circa 40 trilioni di dollari che quest’ultimi hanno nei confronti dei Paesi sviluppati. Anche se non ancora ben specificato, i Paesi del G7 forniranno investimenti, grazie al supporto di aziende private, per mobilitare capitale principalmente in settori come l’energia pulita, la salute e la tecnologia digitale. Difatti, in una neanche tanto velata critica dell’approccio cinese al finanziamento dei progetti della Belt and Road Initiative, la Casa Bianca ha reso noto che gli investimenti del nuovo piano Build Back Better World sarebbero gestiti da un settore privato responsabile e guidato dal mercato, abbinato ad alti standard e trasparenza nei finanziamenti pubblici. In altre parole, ha dichiarato che il G7 è più trasparente per quanto riguarda il suo finanziamento rispetto alla Cina.

I rappresentanti dei 7 Paesi non si sono nascosti, con le dovute differenze di approccio, nell’indicare come il Build Back Better World sia mirato a riequilibrare i rapporti internazionali in difesa del multilateralismo, in un quadro caratterizzato da una crescente rivalità e dalla crescita esponenziale della Cina in ambito economico e militare, soprattutto negli ultimi 40 anni. D’altra parte, come accennato, il nuovo piano infrastrutturale è anche il riconoscimento della crescente sfida montata dal mastodontico progetto infrastrutturale della Belt and Road Initiative di Pechino. Quest’ultimo è stato lanciato dal Presidente Xi Jinping nel 2013, per poi essere formalizzato nel 2015. Si tratta di un macro-quadro che include una lunga serie di progetti di interconnessione infrastrutturale tra l’Asia ed il resto del mondo, passando dall’Africa per raggiungere l’Europa. L’idea è quella di ricreare le antiche rotte della Via della Seta terrestre (da qui la denominazione di Nuova Via della Seta) per connettere Asia ed Europa e di quella marittima che interessa il continente africano. I Paesi coinvolti hanno firmato accordi con la Cina per cooperare in progetti BRI come ferrovie, porti, autostrade ed altre infrastrutture con risultati rilevanti a partire dal fatto che, ad oggi, la Cina è il maggior partner commerciale dell’Africa ed una delle principali fonti di investimento nel continente. Tuttavia, dato che molti di questi progetti hanno portato a ristrutturazioni del debito, la principale critica che l’iniziativa di Xi Jinping ha ricevuto è quella di essere una “trappola del debito” ai danni dei Paesi più poveri che vi stanno partecipando, rendendoli strettamente soggetti (e subordinati) all’influenza economica (e politica) cinese.

Infine, i leader hanno anche concordato un piano d’azione per prevenire future pandemie sostenendo una serie di impegni di politica sanitaria, con passi collettivi che includono la riduzione del tempo necessario per sviluppare e concedere in licenza vaccini, trattamenti e diagnostica per qualsiasi malattia futura entro un certo numero di giorni ed il rafforzamento delle reti di sorveglianza globale. Anche in questo caso, probabilmente, il riferimento alla gestione della Cina non è poi così implicito.

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