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Interviste

Elezioni in Siria

Si stanno svolgendo le elezioni in Siria, ma le Nazioni Unite e l’Europa temono elezioni farsa

Luigi Montana
Esteri · 1 giugno 2021 · 2 min di lettura

Si aprono le elezioni in Siria. Pochi giorni fa lo stesso presidente in carica Bashar Al-Assad si è recato alle urne nella città di Duma, luogo che già è stato per diverso tempo teatro di forti scontri. Le elezioni si svolgeranno solo nelle regioni controllate dalle forze governative vicine al Presidente, coinvolgendo circa la metà della popolazione siriana. Rimangono fuori dalle elezioni le regioni controllate dai curdi legati al Partito dell’Unione Democratica, le regioni controllate da forze ribelli islamiste al confine con la Turchia, le zone al nord del paese controllate da partiti vicini alla Turchia e le regioni al confine con la Giordania capeggiata da altri gruppi ribelli.

All’interno del Paese si consuma ancora una guerra civile, che non sembra volersi arrestare, fra chi vuole destituire il presidente Assad, gruppi che vorrebbero istaurare uno stato islamico e ribelli siriani coinvolti nel conflitto israelo-palestinese.

Il presidente Assad ormai al governo da circa vent’anni, vuole assicurarsi altri sette anni di mandato e sicuramente riuscirà nel suo intento, considerato che i suoi rivali, sono esponenti politici minori comunque vicini al suo partito. La Lega Araba continua a chiederne le dimissioni, in quanto egli ha disatteso il suo originario intento riformatore; Assad dopo aver ricevuto la carica dal padre, anche con il proposito di normalizzare i rapporti internazionali con la Palestina, Israele, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, a seguito delle repressioni da lui attuate contro i manifestanti della Primavera Araba, ha fatto sì che gli scontri si radicalizzassero ponendo una delle cause della guerra civile. I maggiori attori mondiali sono profondamente divisi sul governo Siriano, in quanto le forze occidentali, quali Stati Uniti, Francia e Inghilterra si sono schierati a favore degli insorti, mentre Russia e Cina sostengono il presidente in carica.

Ci sono quindi diversi presupposti che fanno pensare che queste nuove elezioni non siano affatto democratiche, suffragati anche dai punteggi degli indicatori di democrazia Polity IV e Freedome House che lo classificano come paese non democratico, che non garantisce diritti politici nè libertà civili, dove è impensabile che un presidente sia in carica da vent’anni con oltre il 90% dei consensi.

Per questo USA, Inghilterra, Germania, Francia e Italia lo definiscono un processo elettorale “né libero né equo”; ma nonostante la richiesta da parte delle Nazioni Unite di supervisionare le elezioni, queste hanno comunque avuto luogo, senza la partecipazione di tutti i siriani, né tantomeno dei rifugiati che vivono all’estero. Nonostante l’obiettivo dei paesi occidentali (quanto meno quello ufficialmente dichiarato), di appianare diversi conflitti ristabilendo una pace civile grazie anche ad una nuova Costituzione, il Presidente avrà sicuramente la meglio, riuscendo ad ottenere l’ennesima legittimazione popolare fittizia e plebiscitaria.

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