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Interviste

Libano, uno scandalo politico mina la campagna vaccinale

La corrotta classe politica libanese, famosa per la sua impunità e il dilagante clientelismo che la caratterizza, è nuovamente al centro della bufera

Fabrizio Chevron
Esteri · 28 febbraio 2021 · 2 min di lettura

La corrotta classe politica libanese, famosa per la sua impunità e il dilagante clientelismo che la caratterizza, è nuovamente al centro della bufera. Dozzine di parlamentari e politici hanno infatti violato le linee guida in merito alle vaccinazioni e si sono fatti inoculare il vaccino Covid19 prematuramente, senza essersi preventivamente prenotati.

Il Libano ha ricevuto a metà febbraio le prime decine di migliaia di dosi di vaccino Pfizer-BioNTech, grazie a un finanziamento della Banca Mondiale da $34 milioni. Successivamente la Banca Mondiale con un accordo ha delegato il monitoraggio della campagna di vaccinazione alla Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Secondo il piano nazionale iniziale i medici in prima linea contro il coronavirus hanno la priorità riguardo la vaccinazione, segue la popolazione anziana, il personale epidemiologico e di monitoraggio del Covid-19 e i pazienti pluripatologici. Martedì invece il segretario generale dell’assemblea libanese ha annunciato che nel corso della giornata, rigorosamente a porte chiuse, sarebbe avvenuta la vaccinazione dei parlamentari over-75.

Saroj Kumar Jha, direttore regionale della Banca Mondiale, ha immediatamente bollato l’evento come una violazione degli accordi sottoscritti dalle autorità libanesi. Il funzionario ha inoltre aggiunto che la Banca Mondiale potrebbe ora rispondere sospendendo i finanziamenti alla campagna vaccinale libanese.

In tutta risposta il vice-speaker del parlamento Elie Ferzli, fra i primi ad essere stato vaccinato, parlando con Timour Azhari della Reuters ha definito Kumar Jha: “un ipocrita e un bugiardo a cui non permetterò di rimanere in Libano se non si scuserà”.

Prendendo quindi in analisi i principali partiti libanesi ad essersi approfittati della propria posizione di potere sono stati almeno quattro parlamentari di “Amal”, quattro del “Movimento il Futuro”, due del “Movimento Patriottico Nazionale”, due del “Partito Nazionalista Sociale Siriano”, uno delle “Forze Libanesi” ed uno del “Partito Socialista Progressista”. Molti di essi non avevano in realtà un’età superiore ai 75 anni.

Alla lista deve essere ancora aggiunto Ghazi Wazni, ministro delle finanze, e diversi altri politici di partiti minori. È stato inoltre vaccinato anche il Presidente Aoun, sua moglie e dieci membri del suo staff in un’ulteriore violazione del protocollo sottoscritto dal paese, in quanto la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa non è stata preventivamente avvertita.

Sembra invece che nessun parlamentare del controverso movimento paramilitare e politico “Hezbollah” sia stato vaccinato anzitempo. Questo ennesimo scandalo colpisce il Libano in un momento di particolare difficoltà. Il paese infatti è precipitato in una profonda crisi economica da più di un anno, acuita dalla distruzione del porto di Beirut nell’agosto scorso e dalla pandemia in corso.

Inoltre alla guida del paese vi è un esecutivo formalmente in uscita, in quanto il premier-designato Saad Hariri in quattro mesi di tempo non è stato ancora in grado di costruire una maggioranza parlamentare. La classe politica libanese si dimostra quindi ancora una volta completamente inadeguata, attenta solo ai propri esclusivi interessi e incapace di agire in modo responsabile e maturo secondo i bisogni della popolazione.

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