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Interviste

Le esecuzioni federali negli USA

La prima condanna a morte eseguita durante una transizione presidenziale rischia di non essere l'unica: Trump annuncia altre 4 esecuzioni.

Lorenzo Santucci
Esteri · 15 dicembre 2020 · 2 min di lettura

Non era mai successo in 130 anni di storia. Mai, durante una transizione presidenziale, una sentenza federale di condanna a morte nei confronti di un detenuto era stata ordinata. Eppure, giovedì notte questa tendenza è stata interrotta con la morte di Brandon Bernard. Quarant’anni, venti dei quali trascorsi in carcere dopo che nel 1999, appena diciottenne, venne accusato di omicidio di una coppia religiosa dell’Iowa, Todd e Stacie Bagley, con la compartecipazione di altri membri. Bernarnd, secondo la difesa, aveva partecipato alla rapina della coppia e, insieme agli altri, li ha costretti a salire in macchina. Non fu lui a sparare, ma a incendiare la macchina sì. I suoi avvocati hanno ribadito come la morte dei due fosse già avvenuta nel momento in cui l’auto ha preso fuoco e questo, sommato alla condotta esemplare tenuta durante la detenzione, li avevano spinti a richiedere un ergastolo senza condizionale. A niente solo valse le numerose richieste di grazia inviate al presidente Donald Trump – tra cui quella della star televisiva Kim Kardashian, moglie di Kanye West, la quale sui social aveva invitato i suoi fan a sostenere la campagna per fermare l’esecuzione. Respinta dalla corte Suprema anche la richiesta avanzata ai giudici Stephen Breyer, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan (i quali, secondo il Washington post, avrebbero acconsentito) di un ulteriore slittamento di due settimane della sentenza, per provare a raccogliere quante più firme possibili che potessero salvare la vita a Bernard. Nella notte di giovedì, nella prigione federale di Terre Haute in Indiana, prima dell’iniezione letale, Bernard si era rivolto alla famiglia delle vittime: “Mi dispiace. Sono le uniche parole che posso dire che catturano completamente come mi sento ora e come mi sono sentito quel giorno”. Alle 21.27 dell’ora locale, Brandon Bernard è stato dichiarato morto. Con lui, salgono a nove i detenuti nel braccio della morte giustiziati negli ultimi cinque mesi. Nella storia americana, il totale delle esecuzioni federali ammontava a tre. Tante quante quelle eseguite nel mese di luglio dall’amministrazione Trump, che ha promesso altre quattro sentenze dopo quella di Bernard, prima di lasciare la Casa Bianca. Tre di questi sono afroamericani, mentre l’altra è una donna. I loro nomi sono Alfred Bourgeois – sentenza fissata a venerdì prossimo - Cory Johnson, Dustin John Higgs e Lisa Montgomery, sui quali pendono sentenze gravissime, come plurimi omicidi e torture anche verso componenti della propria famiglia. Qualora Donald Trump riesca nel suo intento, e sembra spenderci tutte le sue forze, sarebbero tredici sentenze di condanne a morte in quattro anni. Un numero drammaticamente enorme in linea con il concetto di Law and Order urlato e ribadito dal presidente americano durante questi anni. Specie durante l’ondata di proteste razziali, quando Donald Trump ha ripreso le esecuzioni federali, ferme all’era Bush (2003). Un passaggio di consegne, quello tra Trump e Joe Biden, tutt’altro che pacifico quindi, anche se nessuno sta violando alcuna legge. Da questo punto di vista, il neo eletto presidente democratico sembrerebbe aver un’idea diversa rispetto a quella del suo predecessore, anche se si tratta una convinzione maturata e trasformata nel tempo. Joe Biden era un sostenitore della pena di morte e nel 1994 inserì all’interno del Crime Bill altri 60 crimini per i quali era possibile attuarla. Poi, il cambio di rotta. Probabilmente aiutato dall’influenza di Barack Obama che quattro anni fa, nel momento in cui stava preparando le valigie per lasciare la Casa Bianca, commutò la pena di oltre duecento detenuti condannati per reati federali. Joe Biden si è detto pronto a perseguire qualsiasi strada che rientri nelle sue facoltà di presidente per provare a trasformare in ergastolo la condanna a morte dei 53 detenuti rimanenti. Probabilmente 49, al momento del suo insediamento.

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