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Interviste

Janet Yellen e la proposta di una corporate tax globale

Continua la ricerca di risorse dell’amministrazione democratica per finanziare il Piano americano per la ripresa. Che sia anche la fine del paradigma neoliberista?

Tommaso Puccioni
Economia · 18 aprile 2021 · 2 min di lettura

Negli USA Janet Yellen, la segretaria al tesoro dell’amministrazione Biden, ha proposto l’introduzione di una tassa minima globale per le multinazionali. L’ex presidentessa della Federal Reserve ha fin da subito fatto intendere di cercare per questa proposta il consenso da parte degli altri attori dello scenario globale con un occhio di riguardo soprattutto ai paesi del G20 con i quali afferma di aver già iniziato una collaborazione.

La proposta dell’amministrazione statunitense arriva al Chicago Council on Global Affairs in cui la Yellen ha dichiarato: “Insieme possiamo utilizzare un’imposta minima globale per garantire che l’economia globale prosperi sulla base di una maggiore parità di condizioni nella tassazione delle multinazionali e stimoli l’innovazione, la crescita e la prosperità”. È chiaro quindi l’intento della proposta: stabilire una tassa minima globale per le multinazionali così da scoraggiare le big corporations americane dal delocalizzare la loro produzione in paesi terzi in cui vigono tassazioni più leggere e frenare così al contempo la concorrenza al ribasso tra paesi.

La proposta come detto si fonda su un piano complessivo dell’amministrazione statunitense per fronteggiare la crisi che è derivata dalla pandemia, Joe Biden ha infatti presentato due settimane fa il piano americano per la ripresa, comprensivo di un pacchetto di aiuti alle famiglie da 1900 miliardi di dollari e un piano di investimenti da 2300 miliardi, quest’ultimo in particolare darà i suoi frutti nel lungo periodo dato che i fondi verranno spalmati su 8 anni. È necessario quindi per il governo americano alzare la pressione fiscale sulle società per finanziare tutte le spese che sono state messe in cantiere.

Il progetto di Janet Yellen inoltre offre anche uno spunto di riflessione sull’attualità dello scontro tra i promotori delle teorie neoliberiste che hanno dominato negli ultimi decenni le maggiori organizzazioni internazionali in materia economica e coloro che auspicano un prepotente ritorno dello stato nell’economia dopo decenni in cui i tagli alla spesa pubblica e alla pressione fiscale sono stati promossi in (quasi) tutto l’occidente. L’idea di proporre una tassa minima a livello globale e promuoverla tramite il G20 va senza dubbio nella stessa direzione di un ritorno in importanza del multilateralismo per l’amministrazione statunitense, ma è anche senza dubbio un passo di lato rispetto al Washington Consensus e al Monetarismo che hanno influenzato la politica economica americana negli ultimi decenni.

In conclusione, ci sarà da aspettare e vedere se questa proposta avrà dei risultati, ma se verrà mai adottata una tassa minima globale sarà senza dubbio un grande successo dell’amministrazione Biden e della sua Segretaria al Tesoro, per ora dagli Stati Uniti è arrivata una risposta positiva anche Wall Street che settimana scorsa ha risposto positivamente agli annunci fatti dalla Yellen approvando una misura che porterebbe le big corporations statunitensi a restare in patria.

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