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Interviste

Maxi blitz antimafia in tutta Italia: arrestati 160 "uomini d'onore"

Eseguite complessivamente 160 ordinanze di custodia cautelare in carcere in sei diverse operazioni sul territorio nazionale.

Mariachiara Monaco
Attualità · 9 febbraio 2021 · 2 min di lettura

Dalle prime ore dell’alba la polizia di Stato ha eseguito160 ordinanze di custodia cautelare in sei distinte operazioni sul territorio nazionale. Oltre 750 gli agenti impegnati. Le complesse indagini coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine hanno permesso di colpire duramente diverse organizzazioni criminali.

Le perquisizioni e gli arresti sono scattati all’alba e le operazioni si sono svolte contemporaneamente in Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna, anche per l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di oltre 120.000 euro e delle quote di società utilizzate per le attività illecite.

Nel corso delle numerose perquisizioni, tuttora in corso, sono stati rinvenuti beni di valore ed armi illegalmente detenute. I provvedimenti emessi dal GIP costituiscono lo sviluppo di una complessa attività investigativa, convenzionalmente denominata “Cardine - Metal Money”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e condotta dai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria (G.I.C.O.) di Milano e di Lecco e dalla Squadra Mobile.

L’attività investigativa ha consentito di ricostruire l’esistenza di un sodalizio mafioso operante nella zona di Lecco e capeggiato da Cosimo Vallelonga, già condannato per 416 bis c.p. sia nell’ambito dell’operazione “La notte dei fiori di San Vito” di metà degli anni ‘90, sia nell’operazione “Infinito” del 2010, e che si ritiene tuttora esponente di spicco della ‘ndrangheta lombarda. Secondo quanto emerso dalle indagini, Vallelonga avrebbe ripreso i contatti e rivitalizzato il sodalizio mafioso, utilizzando il suo ufficio all’interno del negozio “Arredo Mania” di La Valletta Brianza per ricevere altri esponenti della ‘ndrangheta.

Qui si dirimevano controversie, si concordavano nuove strategie per eludere i controlli dell’autorità giudiziaria e si incontravano imprenditori locali per l’erogazione di prestiti a tassi usurari. Dal mobilificio brianzolo partivano anche gli investimenti dei proventi delle attività illecite nell’economia legale. Accanto al “boss” della ‘Ndrangheta lombarda risultano coinvolti nel sodalizio altri membri che collaboravano nelle attività di recupero crediti attuate anche con modalità violente ed intimidatorie e nel business dei rifiuti, posta in essere attraverso imprese operanti nel settore del commercio di metalli ferrosi e non ferrosi, con una illecita movimentazione, di oltre 10.000 tonnellate di rifiuti, ed attuata anche attraverso l’utilizzo di una fitta rete di società “cartiere” che hanno annotato fatture false per circa 7 milioni di euro. Il denaro necessario per gli acquisti “in nero” del materiale ferroso proveniva da provviste su conti correnti intestati a prestanome e prelevate quotidianamente presso sportelli bancari e postali, per circa 30 milioni di euro in un triennio.

Nel corso delle attività è stato sottoposto a sequestro anche un pericoloso carico di rifiuti radioattivi, composto da 16 tonnellate di rame trinciato, proveniente dalla provincia di Bergamo, bloccato dalla Polizia Stradale di Brescia nel maggio 2018.I proventi del business poi venivano riciclati e impiegati anche nella costituzione di nuove attività economiche attive nella ristorazione e nel commercio di autovetture.

L’attività investigativa ha infine consentito di riscostruire i singoli episodi di usura, in danno di almeno 8 persone versanti in condizioni di difficoltà economiche, tra cui diversi imprenditori lombardi, e di quantificare in circa 750.000 euro il capitale erogato con tassi di interesse fino al 40 per cento annuo; nonché di disvelare la commissione di gravi condotte estorsive finalizzate al recupero delle somme oggetto delle illecite dazioni, perpetrata anche attraverso minacce di morte e con l’utilizzo di armi da fuoco.

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